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1 agosto 2013

Nei documenti e nella proposta legislativa presentata dalla Commissione Europea per la politica di coesione 2014-2020 è contenuto l’invito, rivolto a ciascun Paese membro, di dotarsi di una “ambiziosa Agenda Urbana” che permetta, alle amministrazioni cittadine, di essere direttamente coinvolte nell'elaborazione delle strategie di sviluppo. Tale opportunità è contenuta nella proposta di nuovo regolamento del Fondo europeo dello sviluppo regionale (FESR) che prevede, di conseguenza, che almeno il 5% delle risorse assegnate a livello nazionale debbano essere destinate ad Azioni Integrate per lo Sviluppo Urbano Sostenibile delegate alle città. Inoltre è previsto il varo di un Programma Operativo Nazionale (PON) che assegnerà ulteriori risorse alle 13 Città Metropolitane.

I cinque punti fondamentali indicati dalla Commissione Europea, che costituiscono il nucleo dell’Agenda Urbana sono:

1. Limitazione del consumo di suolo e riqualificazione urbana;
2. Infrastrutture dei trasporti e mobilità sostenibile;
3. Strategia europea in materia di clima ed energia (meno 20% delle emissioni di gas a effetto serra, più 20% di efficienza energetica, almeno il 20% dei consumi di energia da fonti rinnovabili entro il 2020);
4. Cultura, Università e smart cities;
5. Lavoro e welfare.

In coerenza con gli indirizzi europei per il ruolo determinante che le città hanno nell’innovazione produttiva e sociale e al fine di realizzare una ridefinizione del perimetro delle politiche urbane, il Parlamento, con l’articolo 12-bis della legge 7 agosto 2012, n. 134, ha istituito il Comitato Interministeriale per le Politiche Urbane (CIPU) affidando a questo nuovo soggetto il compito di promuovere e di predisporre, con i Comuni, l’Agenda Urbana Nazionale seguendone l’attuazione.

Attualmente il Ministero per la Coesione Territoriale, il cui Ministro presiede il CIPU, sta mettendo a punto la bozza di accordo di partenariato che, si prevede, sottoscriverà con la Commissione Europea entro il prossimo settembre.

Subito dopo sarà dato il via all’elaborazione dei POR, regionali, e del PON, nazionale, per definire il quadro complessivo all’interno del quale i comuni avanzeranno le loro proposte progettuali e le relative richieste di finanziamento, secondo un iter temporale che, dovrebbe, concludersi con l’approvazione dell’Agenda Urbana Europea da parte della CE entro la fine del corrente anno.

Nel programma del Sindaco Marino e nel lavoro avviato dalla Giunta capitolina, in particolare dall’Assessore Giovanni Caudo, vi è una grande attenzione ai temi della trasformazione, rigenerazione e qualità urbana e sono già state individuate cinque Aree Strategiche di Intervento:

1. Tiburtina – Pietralata
2. Roma – Fiumicino
3. Il Tevere e l’Aniene
4. Lo sviluppo urbano tra Roma e il Mare
5. l’integrazione culturale, simbolica e funzionale dell’area archeologica centrale con il Parco dell’Appia Antica.

Risorse per Roma, sulla base dell’esperienza acquisita e disponendo delle professionalità tecniche e amministrative necessarie, è stata incaricata dall’Assessorato alla Trasformazione Urbana di Roma Capitale, sia dell’elaborazione dei piani di fattibilità e dei relativi progetti, sia del supporto tecnico all’Assessore, e ai suoi Uffici, nello sviluppo delle attività interistituzionali e operative con gli organismi tecnici competenti.

Al fine di rispondere, nel modo migliore e con la massima tempestività, a questa nuova sfida, Risorse per Roma ha costituito l’Ufficio di Scopo per l'Agenda Urbana di Roma Capitale. In questa prima fase d’avvio del lavoro  vengono unificate le strutture del Dipartimento Sviluppo Urbano, Promozione del Territorio, Progetti Internazionali e del Dipartimento Qualità Urbana, che dal 1 agosto 2013 confluiscono al suo interno.

L’Agenda Urbana di Roma Capitale, come nelle intenzioni della Commissione Europea, del Governo e dell’Amministrazione Capitolina, dovrà assicurare che gli interventi di rigenerazione urbana da realizzare nelle Aree Strategiche di Intervento siano coerenti sia con i citati cinque punti fondamentali, sia con l’esigenza di far convergere le risorse pubbliche e private, poiché i Fondi Europei sono da considerarsi aggiuntivi, comunque destinati dai programmi nazionali, regionali e locali allo sviluppo urbano.
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